Maurizio Fiasco

Maurizio Fiasco è sociologo specializzato in temi legati alla sicurezza pubblica e ai fenomeni socio-economici. Consulente della Consulta nazionale antiusura, si occupa anche di prevenzione del gioco d’azzardo patologico.

Il gioco andrebbe vietato del tutto?

Andrebbe abolito il progetto industriale di costruzione di un mercato di gioco d’azzardo.
Una cosa è una deroga: qualche casinò… ippodromi… qualche estrazione del Lotto…
Altra cosa è passare a un progetto industriale che metta al primo posto il profitto (anche per lo Stato) con l’articolazione di un mercato, con tutti i dettami del moderno mercato di massa che è arrivato a 121 miliardi annui.
Sono contrario a un gioco industriale di massa. Che provoca danni personali e sociali inaccettabili.

 

Ci sono giochi più pericolosi di altri? Quali?

I fattori maggiori di pericolosità sono l’ubiquitarietà, ad alta frequenza, che trattengono le persone più tempo consecutivo, che sono immediatamente raggiungibili (per esempio, quelli sullo smartphone) e che utilizzano le tecniche di manipolazione dell’apparato percettivo e cognitivo, messi a punto anche dagli scienziati delle neuroscienze.
La fortuna è stata soppressa dagli algoritmi, nei moderni giochi d’azzardo. Hanno soppresso la narratività del gioco in campo.
Dallo scommettere sullo sport hanno ricavato l’equazione scommessa = sport.
Il gioco è un’attività incerta e separata. Quindi, deve svolgersi in tempo e luogo dedicati. Se l’attività non è più separata e non è più incerta (perché pianificata industrialmente) ed è in ogni luogo e ora della giornata, cessa di essere un gioco.

Chi dovrebbe stabilire le regole sulle attività di gioco d’azzardo?

Gli stessi soggetti che in Italia hanno la responsabilità dei servizi di Welfare.
Sono le Regioni che devono occuparsi della pianificazione socio-assistenziale e sanitaria. Di concerto con il ministero della Salute.
Si assumano la responsabilità di stimare la compatibilità dell’offerta di gioco sul loro territorio.

Qual è il metodo più efficace per prevenire la ludopatia?

La riduzione di tutto il corredo che attraverso la progettazione industriale induce al formarsi di una dipendenza. In questo modo va stabilito il livello di innoquità: questa è la prima forma di prevenzione.

Bisogna fare per il gioco quel che fece il decreto Sirchia per il fumo.

Qual è il metodo più efficace per curare la ludopatia?

Un metodo che prende in carico tutta la rete di rapporti significativi che ha la persona con disturbo da gioco d’azzardo.
Non serve una cura ambulatoriale ma quella che inizia nel setting operativo delle strutture accreditate e che poi deve proseguire nel territorio con una seria di interventi sociali ed economici.

C’è qualcosa che l’Italia dovrebbe copiare dall’estero?

Senza andare oltreoceano, dove comunque ci sono esperienze interessanti, penso alla Svizzera, dove stanno pensando a mettere un limite in relazione al reddito familiare disponibile. “Non ti vieto il gioco d’azzardo ma te lo consento nei limiti compatibili con la tua disponibilità economica”.

Questo naturalmente significa che il giocatore viene identificato, anche se viene rispettata la sua privacy.

Quali sono i rischi maggiori del gioco d’azzardo?

Quello della permanenza di esclusione sociale. Il vero pericolo è di cronicizzare un’area molto vasta di persone e famiglie in esclusione sociale per debiti.

C’è anche il ritiro sociale: la scelta di isolarsi per dedicarsi al gioco.

E poi i riflessi neurobiologici. Io sono un sociologo ma mi documento anche su questi aspetti.

Il giocatore è “duale”. Quello segnatamente patologico, gioca sia sui canali autorizzati che su quelli illegali.

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